SENATO DELLA REPUBBLICA
-------------------- XIII LEGISLATURA --------------------

Venerdì 26 Febbraio 1999
alle ore 9,30
557a Seduta Pubblica




ORDINE DEL GIORNO




Interpellanza e interrogazioni (testi allegati).

INTERROGAZIONI IN MATERIE DI COMPETENZA DEL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI

I. Interrogazione sulla ristrutturazione del ghetto ebraico della città di Cento

(3-02065)
(7 luglio 1998)
(Già 4-10036)
ALBERTINI, RIPAMONTI, BONAVITA. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Premesso:
che le modalità con le quali si sta procedendo alla ristrutturazione dell'antico ghetto ebraico della città di Cento, fino ad oggi patrimonio storico e culturale di notevole valore, rappresentano una minaccia evidente e concreta per la sopravvivenza di ambienti che nei secoli hanno creato l'identità di tali luoghi;
che i lavori finora svolti hanno comportato lo sventramento dell'arcata di un portico sito in un'area sottoposta a tutela architettonica da parte del Ministro per i beni culturali con decreto del 26 febbraio 1993;
che la realizzazione di un parcheggio sotterraneo per circa 100 posti auto ha gravemente compromesso la stabilità degli edifici sovrastanti;
che la vicenda presenta, oltretutto, profili di estrema gravità, in quanto risultano manifesti gli intenti speculativi che animano il progetto,
l'interrogante chiede di conoscere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere nei confronti dell'amministrazione comunale perchè siano sospesi i lavori di ristrutturazione al fine di verificare, oltre alla regolarità, la compatibilità degli stessi in rapporto alla originaria struttura dei luoghi ed al pericolo che si sta determinando per la stabilità degli edifici che insistono su tale area;
se non si ritenga di dover estendere il vincolo di tutela all'intero complesso del ghetto.

II. Interrogazioni sull'incendio della Reggia di Caserta
(3-02638)
(23 febbraio 1999)
DIANA Lorenzo. - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'interno e per il coordinamento della protezione civile e di grazia e giustizia. - Premesso:
che la sera di sabato 20 febbraio 1999 si è verificato, quasi allo stesso posto e alla stessa ora, un nuovo incendio doloso alla Reggia di Caserta a pochi mesi da un altro attentato;
che l'incendio era stato preannunciato da alcune telefonate anonime;
che gli autori sono potuti entrare e riuscire liberamente dal Palazzo in orario di chiusura al pubblico;
che la Reggia vanvitelliana non è dotata di un impianto di videocontrollo capace di garantire una vigilanza centralizzata di tutti gli ambienti del monumento;
che il Palazzo reale è un condominio troppo affollato, che ospita la sovrintendenza ai beni culturali, appartamenti per dipendenti, l'Aeronautica militare, la Scuola superiore di pubblica amministrazione e l'Ente provinciale per il turismo,
si chiede di sapere:
a quale punto siano le indagini per individuare i responsabili e se si ritenga che gli autori dell'attentato vogliano utilizzare la notorietà di un monumento conosciuto in tutto il mondo per distrarre le forze dell'ordine e le istituzioni;
se non si ritenga di dotare la Reggia di Caserta di un impianto di videocontrollo e di liberare progressivamente il Palazzo reale dagli usi impropri facendone un grande contenitore museale e culturale da affidare ad una apposita azienda di gestione manageriale.
(3-02642)
(24 febbraio 1999)
ASCIUTTI, GERMANÀ, TONIOLLI, LAURO. - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che in data 21 febbraio 1999 si è verificato un incendio nel sottotetto del maestoso complesso della Reggia di Caserta;
visto che tale episodio non è isolato, dato che il precedente risale appena al 4 novembre del 1998;
considerato che l'incendio è di origine dolosa e per di più preceduto da ben quattro telefonate che preannunciavano il verificarsi dell'evento;
tenuto conto:
che numerosi indizi inducono a ritenere che gli attentatori siano persone che hanno familiarità con il complesso monumentale;
che la Reggia di Caserta, oltre ad essere un preziosissimo bene per la nazione, ospita la scuola sottoufficiali dell'Aeronautica militare, un museo, la Sovrintendenza ai beni ambientali e culturali, l'Ente provinciale turismo, la Società di storia patria, la Scuola superiore di pubblica amministrazione e 32 alloggi privati di altrettante famiglie di militari,
si chiede di conoscere:
i motivi per cui, visto il pregresso tentativo di incendio, non siano state messe in atto le misure di sicurezza necessarie ad evitare il ripetersi dell'evento;
quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere in futuro per scongiurare eventi di questo genere sia per quanto riguarda la Reggia di Caserta, sia per ciò che riguarda l'innumerevole quantità dei beni culturali dei quali il paese è ricchissimo e che spesso, per l'incuria statale, salgono alla ribalta delle cronache per essere oggetto di devastazione.
(3-02643)
(24 febbraio 1999)
NOVI, ASCIUTTI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Premesso:
che un nuovo incendio doloso si è sviluppato all'interno della Reggia di Caserta;
che la Reggia è uno dei più visitati siti museali e turistici italiani;
che si tratta, nel caso del sito di Caserta, di un esempio unico di centro direzionale dell'epoca,
si chiede di conoscere quali misure siano state adottate al fine di evitare il degrado della Reggia di Caserta.
(3-02648)
(24 febbraio 1999)
RECCIA, PONTONE, FLORINO, COZZOLINO, DEMASI. - Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'interno e per il coordinamento della protezione civile e della difesa. - Premesso:
che la Reggia di Caserta è gravemente a rischio di atti vandalici che ne possono compromettere seriamente l'integrità architettonica e culturale;
che il ripetersi di incendi dei piani superiori e del sottotetto è di natura dolosa, così come accertato dalla procura di Santa Maria Capua Vetere;
che l'ultimo episodio resta inquietante per la dinamica dei fatti, visto che l'incendio è stato preannunciato con ben 4 telefonate, come riportato dagli organi d'informazione;
che la parte interessata dall'incendio è stata ancora una volta quella assegnata alla scuola dell'Aeronautica militare;
che le misure di prevenzione sono risultate insufficienti e le stesse sono tecnicamente antiquate tanto da trasformare la Reggia in una caserma per l'alto numero di inferriate installate;
che i controlli e la vigilanza sono affidati ai soli giovani «trimestrali»;
che la Reggia è completamente priva di circuiti elettronici con videocamere, anche in riferimento alle parti più a rischio;
che l'attuale destinazione d'uso della Reggia non è più rispondente alle esigenze ed al rilancio turistico dell'intera provincia;
che la Reggia vanvitelliana, proprio perchè ospita la Sovrintendenza ai beni culturali, l'Aeronautica militare, la Scuola superiore di pubblica amministrazione e l'Ente provinciale del turismo e destina parte della struttura ad alloggi per dipendenti, non sembra più essere luogo di grande iniziativa turistica, storica e artistica,
si chiede di conoscere:
quali iniziative si intenda adottare per la prevenzione e la tutela della Reggia di Caserta, considerata «bene dell'umanità»;
se non si ritenga opportuno considerare la possibilità di una nuova destinazione d'uso dei locali della Reggia vanvitelliana che possa favorire lo sviluppo turistico-economico-sociale della regione Campania e una migliore valorizzazione del bene;
se non si ritenga necessario concordare, con l'Aeronautica militare e con tutti gli altri soggetti allocati, le più opportune misure di prevenzione visto che grazie al pronto intervento di alcuni avieri si è potuto evitare il propagarsi dell'incendio.
(3-02651)
(24 febbraio 1999)
DE SANTIS. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali e della difesa. - Premesso:
che dopo l'incendio doloso del 4 novembre 1998 nella Reggia di Caserta analogo fatto delittuoso è stato consumato la sera di sabato 20 febbraio 1999, con danni contenuti grazie all'immediato intervento della vigilanza antincendio effettuata dai militari dell'Aeronautica militare, intelligentemente ed opportunamente predisposta in via preventiva dal comandante della Scuola sottufficiali;
che ormai è palese il disegno criminoso finalizzato a deteriorare il monumento;
che da sempre lo scrivente rappresenta come l'edificio, tutelato dall'Unesco, venga utilizzato, in maniera impropria, quale sede di uffici pubblici,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga che sia ormai maturata la necessità di attrezzare il monumento, attraverso un'articolata progettualità, per il conseguimento di finalità turistiche ed artistiche, con conseguenti ricadute economiche per la collettività casertana afflitta da gravissimi problemi occupazionali, in ciò coinvolgendo la regione, la provincia, il comune ed attività imprenditoriali in linea collaterale, così come già dall'interrogante rappresentato con interrogazione 4-12995 del 10 novembre 1998.
(3-02654)
(25 febbraio 1999)
NAPOLI Roberto, CIMMINO, NAVA. - Ai Ministri dell'interno per il coordinamento della protezione civile, per i beni e le attività culturali e della difesa. - Premesso:
che la Reggia di Caserta è uno dei monumenti più importanti e più belli di Italia;
che nonostante la sua importanza artistica e conseguentemente turistica la Reggia non è dotata di sistemi di sicurezza capaci di garantire una vigilanza centralizzata per tutti gli ambienti;
che l'installazione di un efficace sistema di sicurezza risulta di fondamentale importanza per la tutela di tale patrimonio artistico-culturale anche perchè l'edificio ospita al suo interno uffici della Sovrintendenza ai beni culturali, appartamenti per i dipendenti, l'Aeronautica militare, la Scuola superiore della pubblica amministrazione e l'Ente provinciale per il turismo;
che a causa della mancanza totale di controllo la Reggia ormai da qualche tempo è luogo di ripetuti incendi dolosi;
che l'ultimo incendio si è verificato pochi giorni or sono, peraltro preannunciato da alcune telefonate anonime;
che il susseguirsi di tali eventi dannosi rischia di compromettere irrimediabilmente l'integrità architettonica e strutturale della Reggia vanvitelliana,
gli interroganti chiedono di sapere:
perchè, ad oggi, visti i pregressi tentativi di incendio, non siano state ancora prese misure idonee per salvaguardare l'integrità strutturale della Reggia di Caserta;
quali iniziative s'intenda adottare per evitare la compromissione architettonica della Reggia di Caserta e favorirne una migliore valorizzazione.
(3-02657)
(25 febbraio 1999)
DIANA Lorenzo. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Premesso:
che il Palazzo Reale di Caserta è stato fatto oggetto già per due volte di incendi dolosi;
che la Reggia è un «condominio» troppo affollato che ospita: la Sovrintendenza ai beni culturali con annessi venti appartamenti per i dipendenti; l'Aeronautica militare, la Scuola superiore della pubblica amministrazione, l'Ente provinciale per il turismo e l'Istituto di storia patria;
che il Palazzo Reale, progettato dall'architetto Luigi Vanvitelli su incarico di Carlo di Borbone, è un bene di grandissimo valore del patrimonio monumentale mondiale;
che lo storico edificio casertano, compreso tra i primi tre monumenti italiani più visitati con circa 1.200.000 turisti, è - e se meglio valorizzato potrà ancor più essere - una straordinaria risorsa di attrazione turistica internazionale per Caserta, la regione Campania e l'intero Mezzogiorno;
che il Meridione ha bisogno di utilizzare meglio le sue risorse economiche, sociali, ambientali e culturali;
che un progetto di rilancio e di valorizzazione della Reggia di Caserta avrebbe una positiva ricaduta sociale sul capoluogo e sull'intera provincia, segnata da una forte disoccupazione e che stenta a far leva sulle proprie risorse per avviare un processo di sviluppo e di crescita;
che il Ministro in indirizzo in data 5 dicembre 1998, all'indomani del primo incendio, già volle ribadire la sua ferma intenzione di trovare soluzioni adeguate per il Palazzo Reale di Caserta,
si chiede di sapere:
se e quale progetto si intenda promuovere per rilanciare, valorizzare e riorganizzare la Reggia di Caserta al fine di farne uno dei più importanti contenitori museali e culturali del mondo;
se e quale percorso si intenda seguire per procedere alla razionalizzazione e ad una ridistribuzione degli spazi a favore delle funzioni museali e culturali;
se non si ritenga necessario assumere anche per il complesso monumentale casertano lo stesso modello di gestione manageriale utilizzato per gli scavi di Pompei.

INTERPELLANZA E INTERROGAZIONI IN MATERIE DI COMPETENZA DEL MINISTRO DELL'INTERNO

I. Interrogazioni sulla situazione dell'ordine pubblico nella provincia di Varese
(3-02280)
(29 settembre 1998)
PERUZZOTTI, LORETO, AGOSTINI, DONDEYNAZ, VEGAS, LUBRANO di RICCO, SPECCHIA, GUBERT, MANZI, PINGGERA, OSSICINI, TAROLLI. - Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che risulta che la maggior parte dei commissariati e delle questure del Nord Italia sono sotto organico di personale;
che un siffatta situazione crea disagi nell'ambito dell'ordine pubblico e del controllo del territorio;
che il commissariato di pubblica sicurezza di Gallarate (Varese) da molti anni accusa una carenza cronica di organico, attualmente costituito da 36 unità, invece delle 50 necessarie per un ottimale funzionamento, tenuto conto della vastità del territorio e della presenza sullo stesso di organizzazioni criminali di ogni tipo, a cui il controllo del territorio riesce indubbiamente meglio che alle nostre forze dell'ordine;
notevoli sono le difficoltà del personale cui sopperisce lo spirito di abnegazione e di attaccamento al dovere;
che gravi disagi sono dovuti anche alla carenza di automezzi a disposizione, nonchè all'insufficiente struttura che ospita gli uffici del commissariato di Gallarate;
che da tempo, numerose segnalazioni sono fatte da parlamentari di diversi gruppi politici e dagli stessi organi di polizia presenti sul territorio, senza risultato alcuno,
gli interroganti chiedono di sapere quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per potenziare con uomini e mezzi il commissariato di Gallarate e per trovare finalmente un'adeguata sistemazione agli uffici dello stesso, tenuto conto anche delle esigenze del personale sia maschile sia femminile, individuando sul territorio di Gallarate, con la collaborazione dell'amministrazione comunale, una nuova sede, vista anche la prossima apertura dell'aeroporto di Malpensa 2000 che riverserà sul territorio migliaia di persone di ogni nazionalità, favorendo anche gli appetiti di organizzazioni criminali nazionali ed estere.
(3-02413)
(19 novembre 1998)
PERUZZOTTI. - Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che nella giornata di ieri 18 novembre 1998, nella città di Gallarate (Varese) è avvenuto il ferimento a colpi di pistola di un imprenditore che tuttora versa in gravi condizioni all'ospedale;
che quello verificatosi ieri è solo il più recente di una lunga serie di episodi delittuosi avvenuti nel Gallaratese, tra cui attentati a pubblici esercizi, omicidi e non ultimo il fatto sopra citato;
che nonostante le carenze di personale, peraltro più volte segnalate dallo scrivente a codesto Ministero, e nonostante le forze dell'ordine si impegnino oltre ogni limite per garantire la legalità e per assicurare alla giustizia i malfattori, la situazione del Gallaratese desta serie preoccupazioni, tali da far supporre che nelle zone del basso Varesotto operino elementi controllati dalla criminalità organizzata,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda porre in essere un immediato intervento per il potenziamento degli organici della polizia di Stato e del commissariato di Gallarate con l'invio nella zona per svolgere opera di intelligence di elementi della Direzione investigativa antimafia al fine di monitorare la situazione e soprattutto il mondo delle attività produttive e commerciali, notoriamente terreno fertile per le infiltrazioni mafiose che ormai anche al Nord dilagano indiscriminatamente e che vedono una preoccupante latitanza delle istituzioni.
(3-02568)
(2 febbraio 1999)
PERUZZOTTI, SPERONI. - Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che nella notte tra sabato 30 e domenica 31 gennaio 1999 il furgone dell'Istituto di vigilanza di Varese, con a bordo le guardie giurate Giuseppe Coriglione di 35 anni e Mario Simonetta di 48 anni e l'autista, si è fermato davanti al supermercato Esselunga di Induno Olona, cittadina limitrofa al capoluogo provinciale;
che, come da prassi, le due guardie giurate sono scese e si sono dirette verso la cassa continua, mentre il terzo è rimasto alla guida del furgone con il motore acceso, a circa 15 metri dalla cassa;
che dopo aver prelevato l'incasso della giornata i due vigilantes hanno iniziato il loro ritorno verso il furgone con l'incasso di circa lire 280.000.000;
che a questo punto, dal tetto di una autofficina di fronte al supermercato, sono stati sparati diversi colpi all'indirizzo delle due guardie che, colpite, si sono accasciate al suolo (i colpi sono stati sparati con un fucile d'assalto AK 70, più comunemente conosciuto come Kalashnikov);
che l'autista del furgone, a questo punto, vedendo i compagni a terra decideva di allontanarsi e riusciva a sfuggire ad un altro gruppo di banditi che indirizzavano verso il blindato numerosi colpi di arma da fuoco;
che, partito il blindato, l'attenzione dei delinquenti si rivolgeva alle due guardie a terra; il Coriglione era già morto mentre il Simonetta, ferito agli arti inferiori, riusciva ad estrarre la pistola ed a sparare a sua volta;
che a questo punto i banditi scaricavano sul Simonetta tutta la loro rabbia e lo crivellavano di colpi,
si chiede di sapere:
se il Ministro dell'interno sia a conoscenza che nel Varesotto, negli ultimi tempi, analoghi episodi, senza peraltro aver provocato vittime ma con la stessa tecnica, si sono verificati al supermercato EsseB di Gallarate, a Solbiate Olona, a Vergiate e, in tono minore, in altri supermercati della provincia;
se sia a conoscenza della situazione di rischio e di disagio in cui sono costretti ad operare gli appartenenti agli istituti di vigilanza che non sono tutelati nè dalle leggi nè tanto meno da una adeguata copertura delle forze dell'ordine come invece avviene in altre province;
come mai alle continue interrogazioni parlamentari che segnalano la situazione critica della provincia di Varese non si risponda e si tenda a minimizzare;
se sia a conoscenza di corrispondenza intercorsa tra gli istituti di vigilanza e la prefettura per segnalare questo insostenibile stato di cose;
se non ritenga, vista la metodologia usata nell'assalto e soprattutto l'efferatezza dei delitti (che fanno pensare ad una organizzazione perfetta in stile militare e quasi sicuramente riconducibile a manovalanza straniera), di impostare sul territorio della provincia di Varese una adeguata operazione di intelligence impiegando gli strumenti e i Corpi che lo Stato ha a disposizione, al fine di individuare quali siano le organizzazioni criminali che operano e che proteggono questi delinquenti;
se non si ritenga, dopo l'ennesimo episodio delittuoso in provincia di Varese, di potenziare gli organici delle forze dell'ordine che da troppo tempo sono sottodimensionati;
se non si ritenga di verificare come mai da parte delle istituzioni dello Stato presenti in provincia di Varese si intenda sempre minimizzare gli episodi delittuosi tentando di far credere che la provincia sia un'isola felice, tenuto conto che omicidi, rapine e furti sono una quasi quotidiana abitudine, tant'è che agli scriventi risulta che la gente ormai non va più nemmeno a denunciare i piccoli reati perchè ha totale sfiducia nelle istituzioni.
(3-02573)
(3 febbraio 1999)
(Già 4-13865)
PELLICINI. - Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che sabato 30 gennaio 1999, alle ore 23,15, a Induno Olona (Varese) un gruppo di fuoco composto da cinque o sei banditi assassinava a sangue freddo due agenti del Corpo di vigilanza città di Varese e provincia, mentre, con un terzo collega, prelevavano dalla cassa continua di un supermercato il sacco contenente gli incassi, ammontanti a circa lire 275.000.000;
che i banditi aprivano il fuoco almeno da due punti diversi e, con tiro incrociato, colpivano gli agenti Giuseppe Coriglione e Mario Simonetta, che poi provvedevano a finire con un colpo di fucile;
che le modalità dell'azione sono tali da far ritenere che i banditi abbiano voluto certamente uccidere e che si sia in presenza di una organizzazione di tipo paramilitare disposta a tutto pur di conseguire lo scopo;
che, secondo diversi agenti del Corpo di vigilanza città di Varese e provincia, l'ultimo agguato mortale sarebbe avvicinabile, per le modalità, ad altri tentati assalti ai supermercati al momento del prelievo delle somme da parte degli agenti del Corpo;
che appare evidente la necessità di fronteggiare il crimine, adottando tutte le misure necessarie volte a prevenirne gli ulteriori sviluppi;
che una precedente interrogazione rivolta al Ministro dell'interno dallo scrivente, è rimasta senza risposta;
che nella suddetta interrogazione si denunziava a chiare lettere la carenza degli organici delle forze dell'ordine in provincia di Varese;
che si denunziava, senza fortuna e purtroppo senza ascolto, come la presenza di numerosissimi valichi di confine e l'apertura dell'aerostazione di Malpensa avrebbero comportato la possibilità concreta di un aumento della delinquenza;
che anche recentemente, in data 22 dicembre 1998, si domandava l'intervento drastico delle forze di polizia, con ovvio relativo aumento di organici, al fine di reprimere lo sfruttamento dei minori ed il dilagare della microcriminalità;
che a seguito di accesso del Comitato Schenghen all'aerostazione di Malpensa l'interrogante rilevava una carenza di personale delle forze dell'ordine pari alla metà del necessario;
che le carenze di personale che affliggono l'aerostazione vanno di pari passo con le carenze del personale della pubblica sicurezza (mancano circa 160 uomini alla questura rispetto all'organico previsto di circa 600 uomini);
che anche l'Arma dei carabinieri è sotto organico, mentre si ha purtroppo notizia della soppressione di diversi nuclei confinari della Guardia di finanza,
si chiede di sapere:
se il Ministro dell'interno intenda assumere immediate misure di emergenza, in termini di aumento di mezzi e uomini, per fronteggiare il dilagare della micro e macrocriminalità che ormai interessa la provincia di Varese;
se intenda dare precise disposizioni di coordinamento ai prefetti di Milano, Varese, Como e Novara al fine di organizzare un efficace controllo sul territorio, in coordinazione tra le varie forze di polizia;
se intenda o meno assumere contezza che non esiste più e soltanto una malavita che opera prevalentemente al Sud, disponendo anche nella nostra provincia le misure necessarie per fronteggiare un fenomeno ormai evidente;
se non intenda dotare gli uffici competenti di personale sufficiente per far fronte al fenomeno dilagante della immigrazione clandestina;
se infine intenda attuare una politica di controllo del territorio, seria e ordinata, a tutela dei residenti nazionali e degli stessi immigrati regolari, provvedendo alla drastica espulsione dei clandestini.
(3-02585)
(9 febbraio 1999)
PERUZZOTTI. - Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Si chiede di sapere:
se il Ministro dell'interno sia a conoscenza della situazione di disagio in cui versano i dipendenti degli istituti di sorveglianza e vigilanza in provincia di Varese;
in particolare, se sia al corrente delle richieste formulate al prefetto, ed alle società che gestiscono questo servizio, e della necessità che le guardie giurate possano operare il servizio di trasporto e prelievo valori, con un'auto di supporto della stessa società o, in alternativa, delle forze dell'ordine (carabinieri, polizia di Stato, finanza);
poichè risulta allo scrivente che è facoltà dei prefetti o dei questori assicurare la presenza di un'auto di scorta per particolari operazioni (come già avviene per i furgoni postali) e che nè il prefetto nè il questore di Varese si assumono tale responsabilità, se non si intenda emanare una circolare direttiva ai questori ed ai prefetti per venire incontro alle esigenze degli istituti di vigilanza e trasporto valori, nell'attesa che una proposta di legge che regolamenti, nello specifico, queste attività possa essere approvata definitivamente dal Parlamento.
(3-02605)
(16 febbraio 1999)
PERUZZOTTI, SPERONI. - Ai Ministri dell'interno e per il coordinamento della protezione civile e della difesa. - Premesso:
che nella nottata di venerdì 12 febbraio 1999 a Mornago (Varese) alcuni individui, per l'esattezza quattro armati e mascherati (con accento straniero), dopo avere abbattutto la porta d'ingresso sono penetrati in una abitazione sequestrando sotto la minaccia delle armi e rapinando i presenti;
che questo episodio è da considerarsi ancor più grave perchè la notizia è stata tenuta nascosta, non è stata informata l'opinione pubblica e non se ne conoscono le ragioni; gli scriventi ne sono venuti a conoscenza solo casualmente e la notizia è poi stata divulgata dalle agenzie di informazione e dagli organi di stampa;
che l'episodio è del tutto analogo a quello verificatosi nel comune di Ternate, limitrofo a quello di Mornago;
che simili episodi ormai si perpetuano con una cadenza che è quasi quotidiana; tantissimi fatti delittuosi non vengono nemmeno denunciati all'autorità competente perchè la gente ormai è rassegnata e non ha più fiducia nelle istituzioni;
che è risaputo che in provincia di Varese operano bande di delinquenti che, forti dell'impunità (gli autori degli episodi delittuosi recenti non sono mai stati identificati), controllano ormai il territorio indubbiamente meglio delle nostre forze dell'ordine,
si chiede di conoscere:
quali siano gli intendimenti dei Ministeri in indirizzo nei confronti dei responsabili dell'ordine pubblico a Varese e provincia, nella fattispecie polizia e carabinieri che continuano a minimizzare e a rassicurare che in provincia va tutto bene;
se non si ritenga di verificare con una ispezione accurata quali sono i dati reali della delinquenza in provincia di Varese;
se non si ritenga di sollevare dal loro incarico i rappresentanti provinciali dell'ordine pubblico a Varese che stanno fornendo un'immagine non certo edificante agli occhi della cittadinanza tutta, soprattutto per identificare quali siano le protezioni di cui gode la criminalità nostrana e straniera in quella che un tempo era considerato una ricca e operosa provincia lombarda.
(3-02611)
(17 febbraio 1999)
(Gia 4-12549)
PELLICINI. - Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che tra venerdì 25 e domenica 27 settembre 1998 al confine italo-elvetico di Ponte Tresa (Varese) con il Canton Ticino sono giunti in massa circa 200 profughi dal Kosovo, ospitati provvisoriamente presso il centro di protezione civile di Vacallo (Confederazione elvetica);
che la fascia di confine tra l'Italia e la Svizzera in provincia di Varese è sempre più interessata da un flusso costante in progressivo aumento di profughi dal Kosovo, di clandestini slavi, albanesi e nordafricani;
che le forze di polizia di cui dispone la questura di Varese e gli organici dei carabinieri sono insufficienti a far fronte al fenomeno in dilagante aumento;
che, malgrado l'encomiabile sforzo dei preposti all'ordine pubblico e del personale, il numero sempre maggiore di immigrati clandestini mette a repentaglio la sicurezza del territorio;
che, accanto a profughi e a stranieri inermi, vittime della guerra in Kosovo, approdano in Italia dai confini elvetici anche pericolosi delinquenti, talchè si registra un aumento della microcriminalità e dei delitti di sangue;
che la situazione in cui versa la provincia di Varese è di vera e propria emergenza,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo abbia previsto un aumento degli organici della pubblica sicurezza e dell'Arma dei carabinieri per la provincia di Varese onde porre le forze dell'ordine in condizione di far fronte al controllo dei profughi e dei clandestini, tamponando l'aumento di criminalità conseguente;
quali misure il Ministro stesso intenda disporre per realizzare centri di accoglienza che servano per ospitare profughi, consentendo alle forze dell'ordine di controllare e distinguere i veri profughi dai delinquenti comuni, al fine di rendere attuabile la già largamente difettosa e, per alcuni versi, errata legge sulla immigrazione, onde evitare la frustrazione delle forze di polizia che vedono regolarmente vanificati i loro sforzi, a causa di una normativa che sembra fatta apposta per consentire l'elusione di ogni iniziativa volta a controllare e reprimere l'immigrazione clandestina e la lotta alla criminalità.
II. Interpellanza e interrogazioni sulla situazione dell'ordine pubblico in Veneto
- Interpellanza
(2-00747)
(18 febbraio 1999)
DE CAROLIS, RIGO. - Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che la regione Veneto è ormai oggetto, in particolar modo negli ultimi mesi, di una criminalità che ha raggiunto livelli intollerabili e che ha destato notevole apprensione nella cittadinanza;
che si è assistito ad una trasformazione della vecchia delinquenza in una nuova che ha sostituito le bande della Riviera del Brenta, con un tipo di criminalità mista composta da italiani ed extracomunitari, con particolare riferimento a quelli di etnia albanese dediti allo sfruttamento della prostituzione, all'immigrazione clandestina, al furto ed al commercio di autoveicoli di provenienza illecita con l'Europa dell'Est;
che le forze dell'ordine sono sotto organico e quindi non in grado di esercitare un controllo capillare del territorio della regione;
che negli ultimi tempi si sono moltiplicate le rapine a carico di banche, uffici postali e centri commerciali, mettendo a rischio l'incolumità dei cittadini e causando allarme nell'opinione pubblica, oltre a creare ingenti danni economici;
che a tutto questo va inoltre aggiunto il degrado urbano di numerose periferie per l'insufficiente controllo dei campi nomadi presenti nella regione, nomadi che, purtroppo, per sopravvivere si danno all'accattonaggio ed ai furti,
si chiede di conoscere:
quali siano gli atti concreti che si intenda realizzare per arginare la criminalità nella regione Veneto e per ridare serenità alle comunità locali garantendo una libera e pacifica convivenza;
quali iniziative si intenda porre in essere per aumentare di uomini e mezzi le forze dell'ordine nella regione assicurando nel contempo un migliore coordinamento.
- Interrogazioni
(3-02602)
(12 febbraio 1999)
MANFROI, SERENA. - Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che la criminalità in Veneto ha assunto ormai livelli di guardia che destano forti timori e preoccupazioni nei cittadini;
che sembra essersi insediato un nuovo tipo di criminalità che si può definire «mista» ed è andata a sostituire la criminalità tradizionale della riviera del Brenta e le altre bande organizzate già esistenti,creando strani connubi tra criminali italiani e di importazione;
che la criminalità albanese, già impegnata nella gestione e nello sfruttamento della immigrazione clandestina, nel furto e nel commercio di autoveicoli da rivendere nell'Est Europa, nel commercio di piccoli schiavi e nello sfruttamento della prostituzione su pressocchè tutte le strade del Veneto, forte del crescente «giro d'affari» e delle cospicue somme in contanti di cui è venuta in possesso, ha spostato il tiro anche su attività ancora più redditizie, quali il traffico di armi e di droga;
che, così, menti italiane ed estere e manovalanza quasi esclusivamente estera impiegata in un capillare controllo del territorio rappresentano, di fatto, organizzazioni criminali con potenzialità enormi e difficilmente controllabili dalle forze dell'ordine spesso sotto organico e sovente male coordinate;
che frequenti negli ultimi tempi sono state le rapine - presso negozi, banche, uffici postali e centri commerciali -, reati tradizionalmente utilizzati dalla criminalità in funzione di riempimento delle casse con cifre in contanti utili a preparare reati più organizzati e redditivi;
che accanto a questo tipo di organizzazioni esistono anche delinquenti privi di una vera e propria struttura e che agiscono in modo disorganico e non coordinato, ma creando comunque danni e disagi alla popolazione, ed infatti sono cresciuti in maniera esponenziale i cosiddetti reati minori;
che a questi si unisce il pericolo e la paura per i giovani teppisti che contribuiscono al degrado urbano, per i nomadi impiegati nell'elemosina e nei piccoli e odiosi furti;
che in particolare patiscono questa situazione di disagio le stazioni, le periferie, i mezzi pubblici, ma ormai ogni zona delle città e del territorio,
gli interroganti chiedono di sapere quali siano le intenzioni e gli atti concreti che il Ministro dell'interno intenda realizzare per arginare la criminalità nella regione Veneto, per assicurare i delinquenti alla giustizia, per impegnare e coordinare più mezzi e più personale riqualificando e rimotivando lo stesso personale con nuove gratificazioni (fornendo i dati sui mezzi e sugli uomini attualmente impegnati nelle sette province venete e sul numero e i modi di quelli che si intendano impegnare), per effettuare indagini più organiche ed incisive contro la criminalità, per aumentare il controllo di polizia nei quartieri, per sgombrare gli edifici abbandonati occupati dagli extracomunitari ed espellere quelli non in regola con le norme sul soggiorno e, infine, per riconsegnare ai veneti un territorio che, una volta, fu un'oasi di pace, di prosperità e di tranquillità.
(3-02633)
(19 febbraio 1999)
(Già 4-14090)
SERENA, MANFROI. - Al Ministro dell'interno e per il coordinamento della protezione civile. - Premesso:
che la situazione relativa all'immigrazione ha ormai assunto livelli difficilmente gestibili per quanto riguarda la sicurezza dei cittadini italiani;
che la presenza alla fine dello scorso anno era di oltre 1.250.000 immigrati regolari; tre quarti di questi erano però senza lavoro come risulta dai versamenti all'INPS;
che tale numero è destinato a salire fino a un milione e mezzo dopo la nuova annunciata sanatoria del Governo di 250.000 clandestini;
che resteranno comunque non regolarizzabili alcune centinaia di migliaia di immigrati giunti in Italia clandestinamente dopo il 28 marzo 1997;
che la provincia di Treviso è risultata in negativo tra le prime province per l'impatto e i danni creati sulla civile convivenza dalla microcriminalità, in gran parte di origine extracomunitaria;
che anche altri crimini più organizzati - sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù, furti di auto da immettere nel mercato dell'Est europeo, traffico di droga, eccetera - sono ugualmente gestiti da immigrati extracomunitari in gran parte di origine albanese;
che a Vittorio Veneto girano con insistenza delle voci secondo le quali nella città veneta sarebbero in arrivo 1.500 albanesi destinati alla zona dell'aerocampo di San Giacomo e alla caserma «Gotti»;
che in data di sabato 13 febbraio l'interrogante ha telefonato al prefetto di Treviso, che ha smentito «in via assoluta» tali ipotesi dicendo che se ciò avvenisse sarebbe lui il primo a saperlo;
che essendosi il prefetto attuale insediatosi a Treviso solo di recente probabilmente non è a conoscenza di fatti analoghi precedentemente avvenuti; in particolare, ad esempio, quando furono indette dal consolato del Marocco a Milano le elezioni per gli immigrati marocchini della zona nordorientale del Veneto queste furono tenute, oltre che in grandi capoluoghi di provincia del Nord quali Genova, Alessandria, Bergamo, eccetera, per motivi non ancora chiari anche nel piccolo paese di Cornuda (Treviso), di 5.000 abitanti, che avrebbe dovuto sostenere l'afflusso di migliaia di elettori di tutta la zona nordorientale del Veneto; che lo stesso prefetto di allora ammise pubblicamente di avere inoltrato le sue rimostranze al consolato del Marocco per non essere stato minimamente informato di tale decisione,
l'interrogante chiede di sapere se le voci circolanti con insistenza dell'arrivo di 1.500 albanesi a Vittorio Veneto corrispondano a verità e se si tratti di veri profughi kossovari di etnia albanese provenienti da zone di conflitto ovvero di albanesi da alloggiarsi in campi di accoglienza finchè non decidano, come già successo in passato, di lasciare le strutture di accoglienza facendo perdere le proprie tracce e dedicandosi magari ad attività illecite.
(3-02636)
(23 febbraio 1999)
MANFROI. - Ai Ministri dell'interno e per il coordinamento della protezione civile e di grazia e giustizia. - Premesso:
che l'Associazione dei commercianti di Belluno si è sentita nella necessità di istituire un numero verde per consentire ai propri associati di denunciare gli episodi criminosi di cui siano vittime e che tale iniziativa, anche se concordata con le autorità competenti al mantenimento dell'ordine pubblico, può essere considerata un sintomo preoccupante della tendenza dei privati cittadini, singoli o associati, a provvedere direttamente ad organizzare la propria sicurezza a fronte della incapacità evidente dello Stato di provvedervi efficacemente;
che del pericoloso aumento della delinquenza in provincia di Belluno e del conseguente allarme nella cittadinanza fa fede l'incremento esponenziale dei dati relativi agli episodi criminosi se è vero che in questa provincia, fino a qualche anno fa pressochè immune da fenomeni malavitosi rilevanti, si è passati dai 731 furti denunciati nel 1993 ai 3.273 del 1998, con un incremento del 240 per cento; nel contempo è comparso il fenomeno delle rapine, fino a poco tempo fa praticamente assente (6 nel 1996, 15 del 1997, 20 nel 1998), con un crescendo del 330 per cento;
che dell'inadeguatezza della risposta dello Stato a questa situazione fanno fede le cifre relative agli organici delle forze dell'ordine, che nel medesimo lasso di tempo sono rimasti invariati e in qualche caso sono perfino diminuiti, e quelle relative agli organici della magistratura, se è vero che dei 6 giudici in forza al locale tribunale, già in sé insufficienti, ben 4 hanno richiesto il trasferimento e i tempi della loro sostituzione si preannunciano come al solito lunghi;
che conseguentemente la percentuale dei delinquenti scoperti, dei reati puniti e delle pene effettivamente scontate è irrisoria, tanto da configurarsi uno stato di sostanziale impunità, soprattutto per i piccoli reati contro il patrimonio;
che di questa sostanziale impunità fanno fede episodi perfino curiosi di recidività, come quello del giovane marocchino, già responsabile di numerosi precedenti penali per furto, sorpreso dai carabinieri di Feltre in un macchina rubata, con uno zaino rubato, contenente una radio rubata;
che questa inerzia dello Stato nei confronti dei reati contro il patrimonio, perpetrati soprattutto da immmigrati clandestini di provenienza extracomunitaria, contrasta brutalmente con la brillante efficienza esibita dalle forze della polizia tributaria, impegnate contro la cittadinanza locale, alla caccia di veri o presunti evasori fiscali,
l'interrogante chiede di conosce quali iniziative il Governo intenda assumere per contrastare efficacemente il dilagare della criminalità nella provincia di Belluno, con particolare riferimento ai programmi di potenziamento delle strutture e degli organici delle forze dell'ordine e della magistratura e al controllo dell'immigrazione clandestina.

INTERROGAZIONI IN MATERIE DI COMPETENZA DEL MINISTRO DELLE FINANZE
(3-02566)
(28 gennaio 1999)
PERUZZOTTI. - Al Ministro delle finanze. - Premesso:
che in questi giorni la commissione superiore incaricata di gestire le promozioni degli ufficiali superiori del Corpo della Guardia di finanza esprimerà le sue valutazioni;
che al comando generale della Guardia di finanza si dà ormai per scontata la bocciatura del generale di brigata Mario Iannelli, a cui verrebbero preferiti altri colleghi;
che essendo alla sua terza valutazione il generale Iannelli non potrà più passare generale di divisione, rimanendo quindi a disposizione;
che nel passato il generale Iannelli aveva subìto attacchi personali da parte di un noto uomo politico proveniente dai ranghi della magistratura;
che il generale Iannelli è stato in precedenza comandante del Servizio centrale investigativo sulla criminalità organizzata (SCICO) e che durante il suo comando il servizio si è più volte occupato di inchieste delicate che più di una parte politica può avere ritenuto scomode ed imbarazzanti;
che nel corso delle inchieste di cui sopra il generale ha dovuto subire più volte il trasferimento o la messa sotto inchiesta dei suoi più stretti collaboratori, con ovvio pregiudizio per le indagini, che comunque hanno avuto esito positivo atteso che il materiale raccolto dallo SCICO è stato utilizzato con successo da diverse procure su inchieste di rilievo;
che recentemente una direttiva del Ministro dell'interno ha ridimensionato lo SCICO, oltre a diversi altri reparti investigativi specializzati,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti di cui sopra;
se risulti confermato l'orientamento della commissione superiore della Guardia di finanza;
per quali motivi il generale Iannelli, il cui curriculum sembra quello di un militare decisamente superiore alla media, dall'indubbie professionalità, dalla disciplina e dal contegno esemplare, non venga ritenuto meritevole di promozione;
se il Ministro in indirizzo non ritenga che la mancata promozione di un siffatto ufficiale possa venire interpretata come una punizione nei confronti di un servitore dello Stato che ha voluto compiere il suo dovere senza piegarsi a logiche di alcun tipo;
se non si ritenga che veder terminare in maniera così poco gratificante la carriera di un superiore che ha sempre svolto il suo dovere in maniera imparziale e con una ammirevole abnegazione possa demotivare le giovani leve del Corpo che escono ora dagli istituti di formazione;
come il Ministro delle finanze ritenga di impiegare un ufficiale che ha così ben servito il Dicastero nel corso di decenni di comandi e incarichi più che delicati, al fine di non perderne la professionalità e l'esperienza acquisita.
(3-02632)
(19 febbraio 1999)
(Già 4-14027)
PERUZZOTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle finanze. - Premesso:
che il generale di brigata Mario Iannelli ha comandato il Servizio centrale investigazioni sulla criminalità organizzata (SCICO) dal 1o agosto 1994 al 29 giugno 1998; dal 1o luglio 1998 ha assunto il comando della zona Piemonte-Val d'Aosta; alla data del 31 ottobre 1998 ha avuto un periodo di comando diversificato di 4 anni e 3 mesi in due reparti di particolare prestigio;
che all'atto dell'assunzione del comando dello SCICO l'ufficiale ha riorganizzato le strutture del reparto sulla base degli standard più sofisticati delle organizzazioni di polizia italiane ed estere; nello specifico ha provveduto ad organizzare l'ufficio analisi (con compiti di intelligence), l'ufficio mezzi tecnici (con compiti di studi ed acquisizione dei più sofisticati strumenti di investigazione) ed un reparto centrale di intervento; ha istituito inoltre un ufficio informatica, sperimentando un innovativo sistema informatico, peraltro senza alcun aggravio di spesa per l'amministrazione;
che l'efficienza e l'efficacia della sua azione di comando si evidenziano nei risultati ottenuti nel periodo 1994-1998, con in particolare, 344 persone arrestate, 10.000 miliardi di beni sequestrati, oltre 244 chilogrammi di sostanze stupefacenti sequestrate, il sequestro (mai prima avvenuto) di pericoloso materiale radioattivo;
che in tali incarichi il generale ha mostrato eccezionali capacità organizzative, investigative e di comando che gli hanno visto conferire svariati encomi e riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale;
considerato:
che l'eccezionale curriculum del generale Mario Iannelli avrebbe dovuto indurre il Corpo a riconoscergli concretamente, in termini di carriera, tutti i meriti acquisiti, al contrario nei suoi confronti si sono susseguiti una serie di provvedimenti, di fatto punitivi, che ingenerano sospetti che la determinazione e il senso dello Stato siano, per gli attuali vertici della Guardia di finanza, qualità scarsamente considerate; infatti non si può non ricordare che mentre a seguito di un decreto ministeriale, emanato dall'allora ministro Napolitano, lo SCICO veniva ridimensionato e privato di ogni concreto potere investigativo, il generale Iannelli veniva trasferito a Torino, avvicendamento questo che si rivelava presto dannoso per lo SCICO, dato che l'ufficiale stava per portare a termine importanti operazioni anche a livello internazionale e stava per giungere alla cattura di un latitante di spicco;
che sembra che la commissione superiore di avanzamento avrebbe pretermesso al generale Iannelli due colleghi i quali, pur essendo in possesso di ottime qualità complessive, non avrebbe avuto i requisiti per superarlo;
il generale Iannelli era stato posizionato al primo posto tra i pari grado iscritti nel quadro di valutazione e quindi aveva concrete speranze di essere promosso, per lo meno in «terza valutazione», cioè nel 2000, per andare a ricoprire uno dei due posti a disposizione, la commissione avrebbe avuto comunque modo di valorizzare adeguatamente anche gli altri due colleghi del generale Iannelli, senza tuttavia penalizzare le legittime aspettative di questo, calibrando i tempi della loro iscrizione nei quadri di avanzamento, secondo una prassi consolidata, che vede i candidati promuovendi attestati per essere iscritti nella terza valutazione del quadro di avanzamento;
che con questa decisione la commissione ha precluso al generale Iannelli qualsiasi possibilità di promozione per via ordinaria (dovrà infatti essere posto in servizio permanente a disposizione dopo la terza valutazione), tutto ciò a vantaggio dei due colleghi che, in tal modo, anticiperanno la promozione in seconda valutazione, essendo previste due promozioni per il prossimo anno,
l'interrogante chiede di sapere:
quale necessità ci fosse di allontanare urgentemente il generale Iannelli da Roma e dai suoi uomini, senza, a quanto sembra, nemmeno concedergli la possibilità di una proroga del trasferimento, lasciando così lo SCICO senza comandante per circa tre mesi;
se non si ritenga illegittima la decisione della commissione superiore di avanzamento, perchè assunta in violazione dell'articolo 26 della legge n. 1137 del 1995 e successive modifiche;
alla luce di quanto esposto, se non si ritenga più che legittimo il sospetto che la decisione di penalizzare la carriera del generale sia stata assunta per punirlo per la fermezza dimostrata nell'indagare su un noto banchiere italo-svizzero;
proprio per fugare ogni dubbio di tal genere, se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso avvalersi dei propri poteri ispettivi al fine di promuouvere un'inchiesta per accertare se in questa vicenda siano stati posti in essere comportamenti illegittimi da parte di appartenenti al Corpo della Guardia di finanza.